Quello che dicono sull’amore

Nelle giornate in cui non mi avanza nemmeno un minuto per respirare sento l’impulso di fare più cose possibili. È una sensazione di appagamento provvisorio che mi svuota la testa e mi fa stare da Dio. «Ho mille cose da fare, ma avrei voglia di scrivere un romanzo», questa è più o meno la punch-line del periodo. Ma in realtà ho un folto repertorio di espressioni ridondanti, alcune quasi divertenti nella loro disperazione, tra queste troviamo le più classiche: «ho bisogno d’amore», «la mattina mi giro verso la parte vuota del letto e avrei solo voglia di avere qualcuno da abbracciare», «probabilmente ho appena incrociato la donna della mia vita», «vorrei solo essere felice», «mi sembra di vederla ovunque», «chissà se mi pensa», «allora questa Inter?», «che bella la nuova confezione dei Pan di Stelle». La mia quotidianità è piena di frasi che spesso mi dimentico, ma che provengono dall’inconscio e probabilmente vogliono dirmi molto di più di quello che afferro. «Ciaone», per esempio, è un chiaro sintomo di formicolio cerebrale, tra cui rientrano le varie ed eventuali «breve storia triste», «volo», «sto male», «morto», «top», e lo stadio finale, la fase degenerativa del processo, il «ma quanto cazzo sono british?». Questa è quasi una deformazione professionale dell’intelligenza, un’autovalutazione bassissima delle proprie ragioni sociali. Eppure la maggior parte dei miei lamenti ha un’unica direzione: cerca un’anima gemella e mi rammenta quanto in fondo soffra la mia non-solitudine, quanto a volte mi basterebbe una libreria aperta a orari improbabili con un «Grande manuale sull’amore» in vetrina scontato del 40% da comprare, studiare e diffondere alle genti.

Dicono che il grande amore è una ricerca che può durare tutta una vita. Dicono che quando lo trovi è comunque bellissimo, perché ogni giorno con la persona che ami è un regalo. Quando me lo dicono mi viene in mente il film «3,2,1, Natale!» della Disney, dove c’erano Qui, Quo e Qua impazziti per aver desiderato che fosse ogni giorno Natale. Vorrei proprio vedere. Dicono che il grande amore è come quello tra Paperino e Paperina, sempre interrotto da qualcosa sul più bello, ma immortale, senza scadenza. L’amore – e l’amare – sono cose strane, riescono sempre ad avere questo aplomb, questa semantica da supermercato, come se stessimo parlando di un sacco di patate, mentre per alcuni è la brace che tiene accesi. Tuttavia dicono che il grande amore non si compra al supermercato, né tantomeno su internet. Non lo puoi scegliere come la frutta e la verdura, metterlo nella bustina e portartelo a casa, conservarlo, magari, per quando ne hai voglia. Somiglia di più a una patata che ti ritrovi in cucina, lanciata da lontano, che ha rotto in mille pezzi il vetro della finestra chiusa. Perché la mia è sempre chiusa. A tal proposito dicono che l’amore è come l’aria, bisogna farlo entrare, ma non può passare dalla porta? Dicono che l’amore è come il vento, questo forse lo dico solo io, ma se c’è un fenomeno atmosferico che mi fa sentire violato nell’anima, quello è il vento. Quindi lo dico di proposito. Dicono che l’amore serve a illuminare la tua esistenza, ma anche la luce ha i suoi difetti. Se ce n’è troppa non va bene, mi fa venire il mal di testa sopra gli occhi, l’emicrania. Però anche volendo apprezzare la luce, se mi arriva una patata alla settimana in cucina e mi distrugge i vetri allora accosto anche gli scuri. Li chiudo, sto al buio piuttosto. Dicono che l’amore giusto aggiusta, ma che quello sbagliato spezza, rompe. Rompe tutto, le finestre e i coglioni. E io che continuo a cambiare il mio vetro cosa dovrei pensare? Cosa dovrei fare? Dicono che l’amore non sopporta il controllo, ma io devo sapere chi mi lancia quella patata e mandargli il conto dei danni. Magari ci metto una telecamera, prima o poi lo prendo. Dicono che l’amore non ha una direzione, ma ce l’ha eccome ed è sempre verso la mia cazzo di finestra. La parabola in questo caso è olimpionica, degna delle migliori abilità balistiche, calcolata sulle sezione aurea di sto cazzo. E poi, infine, dicono che l’amore non si confonde mai, che sa sempre quello che deve fare. Ma anche su questo ho dei dubbi, io che mi sono sentito dire dalla stessa persona «tu sai come guardare le donne» e «stammi lontano o chiamo la polizia», ho avuto più volte l’impulso di mettere in discussione tutta questa sicurezza che si attribuisce all’amore. Ho pensato che la finestra in quel punto lì non va bene, che potrei murarla e metterla da un’altra parte.

Certo è che una finestra deve pur esserci, altrimenti non si respira. Ma forse, forse, dovrei solo tenerla aperta. Così anche se sono sicuro che la vita continuerà a lanciarmi patate marce, potrò finalmente convincermi che il grande amore non ha niente a che vedere con «quello che dicono», che non è una caccia al tesoro, un cartone animato o una luce divina, ma è solo una corrente d’aria che ti apre la finestra prima che una patata marcia lanciata da chissà chi rompa il vetro (e i coglioni).

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