La Casa degli Spiriti

19 Marzo 2018

La strada è un bel posto per pensare

Che le cose sono cambiate lo capisco dal silenzio in macchina tra di noi e dalla musica lasciata in sottofondo. I ragazzi non parlano. A diciotto anni, quando facevamo i primi viaggi in macchina, erano cascate di cagate a rotta di collo, c’era solo quel momento lì per dirle. Adesso tacciamo, pensiamo e guardiamo fuori dal finestrino. Facciamo delle considerazioni ogni tanto, qualcuno ride anche senza un motivo. Che le cose sono rimaste uguali lo capisco dagli occhi che incontro quando guardo i sedili dietro dallo specchietto, siamo sempre qui anche se a nessuno sembra importare più di tanto.

Che le cose sono cambiate lo capisco dalla velocità con cui attraverso la casa per andare in bagno quando mi sveglio, vorrei non ci fosse nessuno ma quando poi succede vorrei della compagnia. Che le cose sono rimaste uguali lo capisco dal fatto che non so ancora cosa voglio e questo lo dimostra.

Che le cose sono cambiate lo capisco da quello che faccio, dagli orari che ho e dalle scadenze che metto. Lo capisco dalle priorità, dai pensieri e dalla lentezza con cui mi slaccio le scarpe quando rientro. Lo capisco dal mio modo di guidare, liberale o democristiano a seconda della fretta. Che le cose sono rimaste uguali lo capisco quando mi arrendo davanti agli obblighi e scrivo qualcosa per alleggerire il carico.

Che le cose sono cambiate lo capisco dalle case che prima non c’erano, dai quartieri nati dal culo di qualche impresa edile che conta tutti i metri quadrati a disposizione per infilarci abitazioni, complessi, residence, circoli degli Alpini, succursali di partito, uffici e un’aiuola cazzo, quella per forza, poi dicono che ce ne fottiamo dell’ambiente. Che le cose sono rimaste uguali lo capisco dai risultati elettorali del mio paese, inossidabili.

Che le cose sono cambiate lo capisco da quando mi chiedo come guardare la gente. Quando devo ascoltare divento consapevole del mio ruolo e non so quanto è il caso di guardare una persona negli occhi e/o cosa fare nel resto del tempo per non diffondere disagio. Che le cose sono rimaste uguali lo capisco da come la gente guarda me.

Che le cose sono cambiate lo capisco dalla frequenza delle soddisfazioni, dai cali di pressione e dalla precisione con cui sappiamo cos’accadrà quando superiamo il limite. Che le cose sono rimaste uguali lo capisco dall’incapacità, un po’ di tutti, di superarlo.

Che le cose sono cambiate lo capisco dal mio umore. Che le cose sono rimaste uguali lo capisco dal tuo.