Mi chiedi cos’è l’amore

Se vuoi ti dico cosa penso, ma forse lo sai già. L’amore siamo io e te che camminiamo in questa città, me lo immagino così ma è un disegno un po’ lontano, sembra un sogno che non finisce, nemmeno con questo baccano. Mi chiedi cos’è l’amore e ti aspetti una risposta, come se tutte le persone stiano lì ad aspettarti, come se tutte le storie possano assomigliare alla nostra, come se le mie parole servissero a ritrovarci. Chiedimelo ancora, mi ripeto. Dammi un altro buon motivo per tornare indietro, per aprire il portone e rifare le scale; andiamo in cortile a fumare, guardiamo gli aerei passare e indoviniamo dove possono andare. Dammi una chitarra e inizio a suonare e a cantare quella canzone di Coez che dice che è facile terminare tutte le rime in are. Così, giusto per divagare.

Mi chiedi cos’è l’amore e te ne vai in vacanza perché la risposta non la vuoi sentire, ti basta sapere che c’è ma sei triste al pensiero di non averne abbastanza. Me lo chiedi perché un po’ ci credi ma ti manca il coraggio, come se servisse solo quello per mettersi in viaggio, come se in due potessimo prenderlo, l’amore, e tenerlo in ostaggio. Chiedimelo per mail che in tutto il resto hai il blocco, l’oggetto tienilo corto, due parole – massimo tre – “ti amo, tonto”. E nel frattempo intreccio le dita, faccio la punta alla mia matita e rido di sta cazzata infinita, per te ho fatto un form di contatto e si chiama “se pensi di essere la donna della mia vita”.

Mi chiedi cos’è l’amore quando siamo distanti, mai quando siamo vicini, come i bambini che hanno paura a parlare coi grandi, e allora usano i gesti, gli sguardi. Me lo chiedi per finta, mi dici “scherzavo, lo so che cos’e”, e io mi interdico, mi chiedo il perché, pensavo fosse amore e invece eri te. Mi chiedi cos’è l’amore ma non mi richiami, per certe cose è meglio aspettare domani che non si sa mai, il mio è sempre pieno di guai. Me lo chiedi ma non lo vuoi sapere, vuoi lo spettacolo ma non ti vuoi sedere, stai in piedi e in disparte mi offri il profilo migliore, il sorriso a metà, patria di quelli a cui manca qualcosa: un altro sorriso, un altro amore, chissà.

A una certa mi fai che “va bene ho capito, l’amore lasciamolo stare, ti piace ballare?” Penso che sei tu, sei per forza tu la risposta, se tra tutte le cose che si possono fare hai scelto quella che mi fa più cagare. A me piace fumare, cantare canzoni, fare lunghe passeggiate con te. 

Ma è bello anche ballare, è bello anche ballare, ridere di quello che ci fa stare male, che se ridi scompare. 

 

 

Illustrazione a cura di Andrea Rubele.

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