Lascia che ti spieghi

Per spiegare la trepidazione userei quel momento che aspetti, aspetti e non arriva mai, ma per spiegare quant’è affilato aspettare te userei la spada di un samurai. Per spiegare la comodità userei la tua mano dentro la mia, per spiegare la tua voce userei la fantasia. Per spiegare la mancanza userei l’apnea che fai sott’acqua, il respiro dalla bombola che improvvisamente si stacca. Per spiegare la leggerezza userei un lenzuolo, per spiegare la nostalgia userei un molo, la barca ormeggiata di un vecchio pescatore. Per spiegare la pazzia userei lo stipendio di un calciatore. Per spiegare la fretta userei il ritardo, per spiegare la chiarezza userei il tuo sguardo. Per spiegare l’ansia userei la gravità, che ti schiaccia, ti buca la pancia e ti piega a metà.

Per spiegare l’appetito userei un tavolo imbastito, per spiegare la luna userei il dito. Per spiegare la pazienza userei il pane, che quando è pronto non è ancora il momento di mangiare. Per spiegare la costanza userei gli uccelli migratori, che vanno sempre in giro assieme, ma che non han paura a star da soli. Per spiegare la miseria userei i soldi, per spiegare l’ignoranza userei un film di Massimo Boldi. Per spiegare la libertà userei una barca in mezzo al mare, per spiegare il silenzio smetterei di respirare. Userei l’esempio della musica per spiegare il tuo problema più grande, che non l’ascolti per cercare risposte, ma per non farti domande. Per spiegare la giustezza, userei le tue gambe. Per spiegare un lutto userei delle disgrazie, per spiegare un imprevisto userei la volta che ti ho detto ti amo e mi hai risposto grazie. Per spiegare il ripensamento userei il collo delle giraffe, per spiegare il rimpianto vorrei una fotografia dove perdo le staffe. Per spiegare l’ingiustizia andrei in certi posti del mondo, dove ciò che vedi è esattamente ciò che sembra. Per spiegare il fascismo userei una caserma. Per spiegare la stupidità ti farei un disegno, per riacquistare la tua fiducia pagherei pegno. Per spiegare la crenatura userei i nostri corpi, che vicini sono illeggibili ma lontani, sono morti. Per spiegare l’abbondanza userei un pugile in sovrappeso, per spiegare la poesia userei tutte le scale che ho sceso. Per spiegare il mondo userei una ratatouille di verdure, di diversi colori e diverse temperature. Per spiegare l’Italia mi basterebbero una pistola e un caffè, ma per spiegare la bellezza userei te.

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