La Casa degli Spiriti

2 Aprile 2019

Quello che dicono sull’amore

Nelle giornate in cui non mi avanza nemmeno un minuto per respirare sento l’impulso di fare più cose possibili. È una sensazione di appagamento provvisorio che mi svuota la testa e mi fa stare da Dio. «Ho mille cose da fare, ma avrei voglia di scrivere un romanzo», questa è più o meno la punch-line del periodo. Ma in realtà ho un folto repertorio di espressioni ridondanti, alcune quasi divertenti nella loro disperazione, tra queste troviamo le più classiche: «ho bisogno d’amore», «la mattina mi giro verso la parte vuota del letto e avrei solo voglia di avere qualcuno da abbracciare», «probabilmente ho appena incrociato la donna della mia vita», «vorrei solo essere felice», «mi sembra di vederla ovunque», «chissà se mi pensa», «allora questa Inter?», «che bella la nuova confezione dei Pan di Stelle». La mia quotidianità è piena di frasi che spesso mi dimentico, ma che provengono dall’inconscio e probabilmente vogliono dirmi molto di più di quello che afferro. «Ciaone», per esempio, è un chiaro sintomo di formicolio cerebrale, tra cui rientrano le varie ed eventuali «breve storia triste», «volo», «sto male», «morto», «top», e lo stadio finale, la fase degenerativa del processo, il «ma quanto cazzo sono british?». Questa è quasi una deformazione professionale dell’intelligenza, un’autovalutazione bassissima delle proprie ragioni sociali. Eppure la maggior parte dei miei lamenti ha un’unica direzione: cerca un’anima gemella e mi rammenta quanto in fondo soffra la mia non-solitudine, quanto a volte mi basterebbe una libreria aperta a orari improbabili con un «Grande manuale sull’amore» in vetrina scontato del 40% da comprare, studiare e diffondere alle genti.

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3 Marzo 2019

L’esempio del culo

Quest’anno è iniziato bene, sono ancora innamorato del dolore e mi godo le gratificazioni. Ci sono anche quelle. Sono come le multe, quando meno te lo aspetti arrivano. Due mesi fa, per esempio, sono stato multato perché stavo usando il telefono in macchina. Sbagliato. Non si fa, hanno ragione. È pericoloso. Alla seconda multa mi ritireranno la patente, ma è un futuro evitativo, lo dico perché non succederà. 112 euro se paghi subito, 189 se paghi dopo qualche giorno. È come la storia di «How I met your mother»: 5 schiaffi subito o 10 a sorpresa? Mi è capitato di avere a che fare idealmente con questo tipo di scelta, e per qualche strano motivo è andata a finire che mi sono preso i cinque schiaffi senza colpo ferire, e nei giorni successivi ho lottato duramente per avere gli altri 10. Lo schiaffo tiene alta la soglia di attenzione, il dolore ti fa sentire vivo e ogni tanto sento proprio il bisogno di riceverne uno. L’ultimo me l’ha dato una ragazza al Liceo, è simpatica quella faccenda perché ricordo che un amico mi aveva trascinato in un’attività che faceva spesso alle feste: toccare i culi alle ragazze mentre ballavano in mezzo alla folla. Gli riusciva stranamente bene. Nessuno ti nota, è stata la sua giustificazione. Io l’ho osservato per un po’ muoversi agilmente con queste mani in mezzo a tutti quei culi, così ci ho provato. Mi è bastata mezza chiappa per avere la prima esitazione e mentre mi allontanavo ho chiaramente visto quella povera ragazza guardarmi come giustamente si guarda un maniaco. Pochi minuti dopo mi ha raggiunto una sua amica e mi ha detto testuali parole “Sei stato tu a toccare il culo alla mia amica? Adesso te lo tocco anche io il culo.” SBAM, dritta sulla mia faccia. Ho apprezzato molto la sua simpatia e il suo coraggio, e non mi sono sentito umiliato, aveva semplicemente ragione. Dubito che entrambe le ragazze in questione si ricordino quell’aneddoto come lo ricordo io. Ma perché ho raccontato questa storia? Perché la morale è che non deve fregarvene un cazzo di essere guardati per le cose che fate, l’importante è farle così bene che nessuno si debba fermare a guardarvi. L’esempio del culo è sbagliato forse, ma se io non avessi esitato me ne sarei tornato a casa vincitore, se ci avessi creduto come il mio amico, sarei riuscito nel mio intento, e cioè poter dire “lo faccio anche io adesso.” Forse ho appena detto delle cose terribili, ma ho capito come funziona e non ho mai più toccato un culo in quel modo. Ora ho un certo rispetto per i culi, per quelli degli altri. Continua