Cose che non pensi mai

Usiamo le guerre, come pretesto per fare la pace. Usiamo le persone, tutte quante, per capire quanto valiamo e quanto siamo in grado di ricordare. Usiamo i sorrisi, come Guccini, come denari che van spesi.

Usiamo la scia degli aerei per cercare un tragitto nel cielo, una via che porti da qualche parte, non si sa dove. Usiamo gli animali, che non conoscono le mancanze. Cerchiamo di usare le mani, per ricordarci da dove veniamo e per toccarci, nel caso non ci credessimo veri. Usiamo le foto sui documenti per farci un po’ ridere, per recuperare qualcosa di noi.

Usiamo le sere in cucina, seduti, con la casa buia e la finestra aperta. Usiamo le code in autostrada per per pensare al futuro, i semafori arancioni per andare avanti. Usiamo i concerti come ritratti di una generazione che urla, che mangia la pizza ed è la sola sveglia, in tutta la città. Usiamo le nostre idee per far vedere chi siamo, ma anche le parolacce.

Usiamo gli occhi per guardare i nostri genitori e non credere al tempo. Usiamo le labbra per chiamare i gatti, per mostrarci soddisfatti. Usiamo le lettere per dei destinatari lontani, sempre voltati. Usiamo le lacrime, i rimpianti e i rancori. Usiamo il telefono per tutto, ma non per chiamarci a ora di cena, tagliando i pomodori. Usiamo favole poco sincere per addormentarci. Usiamo le sigarette per difenderci e l’alcol per riposarci.

Usiamo le fotografie come quadri sul muro, dandogli la possibilità di cadere, un giorno o l’altro. Usiamo i personaggi dei film per farci belli, le stagioni per distinguere il verso degli uccelli. Usiamo i social network per fare le foto del mare, e mandarcele. Usiamo i traguardi raggiunti come pretesto per ringraziare tutti, uno a uno. Usiamo il caffè come scusa per stare vicini, e i vicini come scusa per bere un caffè.

Usiamo canzoni melodrammatiche per essere felici, il nostro letto per coprirci le cicatrici. Usiamo la scusa degli occhi per fare finta di essere amici.

Illustrazione a cura di Davide Fraccaroli

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